Pagina 28-29 - Trieste Prima 2012

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Venerdì 9 novembre
Auditorium Revoltella, ore 20.30
Letizia Michielon
pianoforte
Toru Takemitsu (1930-1996)
Romance
(1949)
Sofia Gubajdulina (1931)
Musical Toys
(1969),
Toccata-Troncata
(1971),
Invention
(1974)
Chaconne
(1963)
Olivier Messiaen (1908-1992)
dai Préludes
(1928/1929):
n°1 La colombe,
n°3 Le nombre léger
Letizia Michielon (1969)
Klanglicht, Studio n°7, Hommage à S. Gubajdulina
(2012,
prima esecuzione)
Sofia Gubajdulina (1931)
Sonata
(1965)
Letizia Michielon
(1969)
Veneziana, ha curato la propria formazione artistica con il M° E. Bagnoli, sotto la cui guida si è
diplomata nel 1986 presso il Conservatorio di Venezia. Si è successivamente perfezionata con M.
Tipo, K. Bogino, A. Jasinski, P. Masi e M. Mika. Nel 1984 ha esordito con un recital alla Wiener
Saal del Mozarteum di Salisburgo, intraprendendo giovanissima la carriera concertistica. Vincitrice
di numerosi concorsi internazionali (tra cui “C. Zecchi” di Roma), ha suonato in sale prestigiose, tra
cui Mozarteum di Salisburgo, Centro Schönberg di Vienna, Liszt Saal dell’Università della Musica
di Vienna, Sala Mozart di Bologna. Ha inciso per Aliamusica (2004, 2007) e Ars Publica (2008). E’
docente di Pianoforte principale presso il Conservatorio di Trieste. Parallelamente all’attività pianistica
ha coltivato la formazione compositiva con Massimo Priori, Daniele Zanettovich e Riccardo Vaglini,
sotto la cui guida si è diplomata nel 2008 presso il Conservatorio di Venezia. Alcuni dei suoi lavori,
editi da Ars Publica, sono stati eseguiti dal Quartetto Ex Novo e dall’Ensemble L’Arsenale nell’ambito
di prestigiosi festival di musica contemporanea (tra cui Biennale Musica di Venezia 2009 e 2010).
Laureata in Filosofia a Ca’ Foscari, ha conseguito il Dottorato di Ricerca presso l’Università di Padova.
Ha pubblicato per la casa editrice Il Poligrafo. Collabora come critico musicale per Il Giornale della
Musica, Il Gazzettino e la rivista Venezia Musica.
Toru Takemitsu
(1930-1996)
Compositore giapponese, ha studiato composizione con Yasuyi Kiyose. Nel 1959 ha insegnato
all’Institute of XXth. Century Music di Tokyo. Nel 1965 ha vinto il premio internazionale
Gesellschaft für Neue Musik”.
I suoi primissimi lavori risentono dell’influenza dell’espressionismo viennese e della musica francese,
da Debussy a Messiaen. Ha poi sperimentato l’improvvisazione, la notazione grafica, la musica
concreta e, dagli anni Sessanta, gli strumenti della tradizione giapponese. Tra le sue opere citiamo
Concerto da camera (1955), Orizzonte dorico per 17 archi (1966), Distance per sho e oboe (1972), e I
hear the Water dreaming per flauto e orchestra (1987).
Sofia Gubajdulina
(1931)
La compositrice di origini tartare Sofia Gubajdulina si forma al Conservatorio di Kazan, dove studia
con A. Leman (1949-1954) e al Conservatorio di Mosca, dove frequenta le lezioni di composizione
di N. Peiko e V. Šebalin (1954-1963). Dal 1992 vive ad Amburgo, in Germania. Sviluppa ben presto
un proprio mondo poetico legato a istanze mistico-religiose, che riesce a penetrare nell’Europa
Occidentale negli anni Ottanta grazie all’esecuzione del suo concerto per violino Offertorium,
tenacemente perseguita dal violinista Gidon Kremer. Da allora miete numerosi successi, vincendo il
Prix de Monaco” (1987), il premio “Sonning” in Danimarca (1999), e altri. La sua prolifica attività
compositiva conta numerosi brani sinfonici e da camera, nonché vari pezzi solistici per strumenti poco
consueti, tra cui la fisarmonica, a cui Gubajdulina apre le porte, grazie al suo De profundis (1978),
delle più importanti sale da concerto.
Tra i successi più recenti, la prima esecuzione del Quarto quartetto per archi (NewYork, 1994), da
parte del Kronos quartet, la prima esecuzione del Concerto per viola (1997), da parte di Jurij Bašmet e
dell’Orchestra Sinfonica di Chicago condotta da Kent Nagano, e il monumentale ciclo della Passione e
Resurrezione di Cristo secondo San Giovanni (2002), commissionato dalla Bachakademie di Stoccarda
e dal NDR di Amburgo. Incisioni di sue musiche le sono valse ben due premi “Koussevitzky”.
Olivier Messiaen
(1908-1992)
Studiò al Conservatorio di Parigi con M. Dupré e P. Dukas. Dal 1931 fu organista alla chiesa della
Trinità di Parigi, dal 1942 insegnò al Conservatorio della stessa città. Nella sua vasta produzione il
compositore francese si caratterizza per l’impiego di una modalità libera, attinta da varie scale, anche
orientali, e fusa in un linguaggio molto personale. L’altro aspetto caratteristico è il ritmo, anch’esso
elaborato da diversi moduli ritmici, anche extraeuropei.
Tra le composizioni di questo periodo Les offrandes oubliées per orchestra (1930), La Nativité du
Seigneur per organo (1935), e il Quatuor pour la fin du temps per ensemble (1941). La ricerca lo porta
a sperimentare la “serializzazione integrale” in Mode de valeurs et d’intensités, secondo studio delle
Quatre études de rythme (1949/1950) per pianoforte, aspetto compositivo che rimarrà emblematico
nella storia del Secondo Novecento musicale e che rivelerà Messiaen quale anello di congiunzione
tra le avanguardie storiche e la “nuova musica”. Nella sua produzione ha inciso anche la passione
per l’ornitologia: emblema dei suoi interessi in questa direzione sono Le merle noir per flauto e
pianoforte (1950) e Catalogue d’oiseaux per pianoforte (1956/1958).
Letizia Michielon