Demoni e fantasmi notturni della città di Perla

Aurora consurgens, fine sec. XIV lo spirito e il corpo appaiono infine inseparabilmente uniti sotto una forma più nobile e perfetta di quanto non lo fossero prima. (Il trionfo ermetico) Esimersi dall'agire! (Simone Weil) Nel 1992, a Jamlje, Emilio lesse A1nras cli Thomas Bernharcl. Fu un incontro determinante perché lo distolse, anche se solo momentanea– mente, dall'apatia. Ciò che trovava nel racconto era esattamente l'espe– rienza che Emilio aveva vissuto e viveva in quel momento. I due fratelli, Walter, amante della musica e K., studioso cli scienze natu– rali, vivevano anch'essi in una torre, isolati dal mondo. Intuizione della poesia e pensiero razionale. È la clicotomìa cli Emilio. Come scrive Bernharcl, la torre era situata in una regione, il Tirolo, 1naledetta dalla propria bellezza naturale. L'esistenza era determinata dal paesaggio e dall'atmosfera tirolese, che causano la.flogosi, la disgregazione dei sisteini nervosi, dei sistemi cerebrali più delicati... Nella torre, i due fratelli avevano preso coscienza cli se stessi, si osservavano da fuori e eia dentro. Conosciuti i segreti della natura compresero che ogni cosa .fallisce e la saggezza della putrefazione. In quel periodo Emilio soffriva del male cli Walter, l'arte e la scienza non rappresentavano più un mezzo tanto importante eia essere salutare . A Jamlje era in diretta comunicazione con la natura, ascoltava i rumori e i silenzi, osservava i mutamenti climatici, il lento fiorire della vita e il lento processo della decomposizione. Si guardava bene dall'esprimere in parole e musica ciò che aveva visto. Non udiva più, se mai l'udiva, alcuna musica, neppure lontana; la musica cbe era stata per lui tutto, per lui cbe non avrebbe mai saputo neancbe immaginare una vita senza di essa. La musica si era allonta– nata da lui. ScrisseAmras, per violino e orchestra in meno cli un mese, sotto il sole cocente dell'estate 1992, nella maledetta bellezza naturale cli Jamlje, spinto eia un'irresistibile Raps che lo costrinse a "fare". Non dovevano essere materiali nuovi (Emilio non aveva allora la volontà sufficiente a cercarli) ma qualcosa che già esisteva, appartenente alla sua azione creativa del passato e quindi alla sua vita. Gli apparve precisa l'ombra cli una sua opera precedente, che teneva nel cassetto. Dieci anni prima, nel 1982 aveva scrittto il Raps N per violino solo. Un pezzo che era stato eseguito due sole volte, a Poznari, dalla Henryk Wieniawski Music Society e a Oslo, nel 1990, in occasione dei Worlcl Music Days, concer– ti organizzati dalla sezione norvegese della Società Internazionale Musica Contemporanea (SIMC). Doveva agire allora unicamente su quel materiale, putrefare tutte le conquiste estetiche, persino quelle più antiche e frainmentarie, titoli e privilegi, prove del nostro pro– gresso intellettuale. Non solo l'intermecliario interprete (come in Tout a coup et co1n1ne parjeu) ma lo stesso creatore. 10

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