Demoni e fantasmi notturni della città di Perla
106 che "vagava" per Pietroburgo. Mi sento cioè straniero, estraneo ai localismi e ai vari nazionalismi. La distinzione nazionale, scriveva Gramsci, ha fatto in modo che le guerre, non più politiche, si trasformano in scontri cli anime nazionali, passionali e cli estrema violenza. Credo che la "diversità" deve essere vissuta come arricchimento, dando e rice– vendo dall'altro. Quando essa è esternata allora ho qualche sospetto. Ancora peggio quando questa diversità, che è in real tà un localismo, diventa un mezzo per esprimere la propria poetica. Può spiegare meglio cosa intende dire per localismo - nazionalismo? Gramsci si pone questa clomancla: Percbé tanti artisti ci tengono tanto all"'anima nazionale" cbe dicono di rappresentare? È utile, per chi non ha pe,~,onalità, a/ferma– re cbe l'essenziale è di essere nazionali. Come si testimonia questo nazionalismo? Attingendo al folklore musicale. Tanti compositori cli Perla l'hanno fatto e lo fanno tutto– ra. Musica costituita dall'unione tra ... una robusta vena di origine popolare e con l'ele– mento nostrano., così ha scritto, a suo tempo, il maggiore musicologo cli Perla. Credo che l'arte debba avere visioni più universali. Se fossi un pittore non potrei mai dipinge– re i paesaggi delle colline cli Perla e neppure celebrnre musicalmente gli spiriti della notte nei villaggi dei contadini perlesi. Tutto questo mi è completamente estraneo. La celebre frase di Adorno secondo il quale dopo Auschwitz non è più possibile scrivere poesie (musica) mi è sempre sembrata una grande lezione etica. Donatoni, specie nella sua fase negativa, aveva capito tutto ciò. Ci furono grandi compositori, c01ne Gustav Mahler e Bela Bart6k che si servi– rono del canto popolare nella loro musica. Credo che Mahler e Bart6k siano eia considerarsi come due geniali eccezioni. Le poeti– che che attingono al canto popolare nostrano, che esistono ancora oggi a Perla, fanno parte dei stereotipi sul "particolarismo perlese", purtroppo consacrati eia certa miope critica, anche letteraria, che identifica tale "particolarismo" con la letteratura e musica più frusta. Adorno definirebbe tali poetiche comefolklorismi di paesi agricoli. Mahler, eia autentico artista, aveva preconizzato con la sua musica il disagio, il disfacimento della sua epoca, che sarebbe sfociato, quattro anni dopo la sua morte, nel primo conflitto mondiale. Anche tanta letteratura aveva colto tutto ciò. Egli non poteva sapere quello che sarebbe accaduto, ma eia genio quale era, lo sentiva in anticipo. Solo questa c0t1di– zione esistenziale, almeno così penso, porta Mahler e Bart6k a servirsi ciel canto popola– re. Ma c'è, in questo uso, un processo cli "transustanziazione", come ultimo, finale appel– lo alla Natura. In questo modo l'opera acquista un"'autorità morale". Dalle sue parole si evince chiaramente che la sua visione dell'arte è, innanzi– tutto, un "impegno". Richarcl Strauss diceva che essere compositori voleva dire il saper mettere in musica anche la lista delle vivande. La solidità artigiana cli Strauss, così ben descritta eia Stefan Zweig in un capitolo ciel suo Il mondo di ieri, pur riconoscendo la grandezza ciel com– positore austriaco, mi è alquanto lontana. Se la musica è frutto ciel pensiero umano non si può evitare l'impegno. Certo sappiamo che in determinati sistemi politici il lavoro ciel compositore, privato clella sua personalità, era consicleranclo come uno dei tanti mezzi atti al sostegno cli un pensiero politico. Credo che, in primo luogo, non si tratti di tra– sformare la società, ma se stessi. Sono sempre esistiti compositori che scrivono per il pubblico e altri che, cli esso, non si curano. Questi due atteggiamenti vengono accolti dalla società, ma il loro impatto con essa è assai differente. I primi come puro gioco, intrattenimento, passatempo, i secondi sono come l'acqua per un fiore, sensibilizzano l'uomo verso valori profondi. Ho sempre cercato questa seconda via ma non ho la pre– tesa cli trasformare il mondo con la mia musica. Se il mio operato sarà un po' utile alla società, tanto meglio. Il mio impegno primario è cli natura privata, anelare in fondo, nelle radici dei miei processi mentali. Dare al rizoma interiore luce e acqua. Come definirebbe la sua musica? Potrò ciarle questa risposta solo quando avrò concluso il viaggio verso il monte analogo. Per raggiungere la cin1a, scrive René Dau111al, bisogna anelare cla rifugio a rifugio e prin1a cli lanciarsi verso uno nuovo bisogna ridiscendere per trasmettere ciò che si è conosciu– to. La musica è il messaggio cli una ridiscesa. Forse tutto deriva eia radici biologiche, eia fantasmi genetici, eredità psicologiche. La composizione musicale è il riflesso e la cana– lizzazione degli impulsi derivati eia come si percepisce il mondo. lo vivo in una specie cli costante alterazione febbrile. Ernst Bloch scriveva che è lo ,pecchio dell'incontro con il sé. Il materiale è solo il mezzo che permette\' identificazione cli un significato, cli un mes– saggio. Ogni modificazione cli esso è un passaggio espressivo, non sentimentale, che assorbe, contiene le nostre esperienze. Lei pensa dunque ad una musica priva di ciò che comunemente viene defini– to come "sentilnento"? Mi viene in mente una clomancla, sul sentimeno-emozione nella musica, che feci anni fa a Franco Donatemi. Mi rispose che la sua più grande emozione era quella cli gustare un
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