Demoni e fantasmi notturni della città di Perla

110 La solitudine è anche l'abituarsi all 'indipendenza. Forse per questo riu– scì ad iniziare un nuovo viaggio (a lui necessario perché probabilmen– te il male dell'afasia l'avrebbe travolto) simile a quello cli Kubu, descrit– to da Hermann I-lesse nel racconto L'uo1no della.foresta. Partì eia casa senza alcun bagaglio e senza una meta prefissata, seguendo solo ciò che le sue antenne suggerivano e segnalavano, scontrandosi con tutti i benpensanti, per i quali la "moralità" significa essere cultori delle con– venzioni senza mai sconvolgere i comportamenti abitudinari . Quell'abbandono, ed Emilio lo scoprì poco dopo, significava tuttavia mettere nel conto quotidiano un imprevisto: il tarlo ciel rimorso, il senso cli colpa. Aveva in sé due forze simultanee e contrarie (Klavieralbum II, Il bivio): proseguire il viaggio o, come Ulisse, ritor– nare in patria e, in questo modo, anestetizzare quel tarlo , vincere la nostalgia ciel focolare, cli quella casa in cui aveva vissuto per 51 anni. In Klavieralbum II questa immagine viene espressa musicalmente attraverso un motivo speculare che partendo da sinistra, raggiunge il centro e ritorna al punto di partenza, creando una figura musicale che forma una croce (vedi pagina 11). Questo momento di crisi e di trasformazione della persona e della coscienza dell 'individuo, sfociò in una nevrosi dovuta al senso di colpa, che trovava sfogo in una costante presenza visionaria che si manifesta– va attraverso il sogno. Tutto quasi quotidianamente. Le opere che scris– se dal 1996 sono segnate da questa esperienza del sogno. Le definiva come "musica figurativa" perché, diceva, nel sogno ci appaiono imma– gini e solo raramente astrazioni. Esse sono tutte raccolte nell'opera De1noni ejàntasmi notturni della città di Perla. Nello stato di veglia l 'universo è comune, nel sogno ognuno ba il suo. (Aristotele) Tornando indietro con il tempo , va ricordato che Emilio, nella sua infan– zia, ha sempre avuto un rapporto particolare con il sonno. Nel collegio cattolico soffriva infatti cli sonnambulismo. Da adulto questo fenomeno scomparve ma si interrogò spesso sulla natura e il motivo di quelle peregrinazioni notturne, che non dipendevano dalla sua volontà. Come René Daumal in Le grandjeu cercò cli capire il fenomeno. Si trattava di controllare l'attimo in cui la vigilanza e la coscienza si attenua e si passa tra lo stato cli veglia al sonno stesso. Era possibile entrare eia sveglio nello stato di sonno? Diceva che entrare nell '"altra parte" era un eserci– zio difficile... René Daumal e Gérarcl de Nerval erano riusciti a farlo. Stranamente durante il lungo periodo cli esercizio-studio i sogni nottur– ni erano scomparsi. Sembrava che anche l'entità dell'altra parte fosse scomparsa. Una porta chiusa, interdetta, proibiva di entrare. Mentre camminavo in questo mondo solitario e selvaggio, approdai presso una caverna, e mi addormentai. Mentre dormivo, feci un sogno.... Oohn Bunyan, Il cammino del Pellegrino, 1675). Alfred Kubin, Il Bivio. © Alfred Kubin, by SIAE 2008

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