Demoni e fantasmi notturni della città di Perla
Con Aloe, per ensemble vocale e 5 ottoni, composto nel 1997, fu asse– gnato ad Emilio il premio internazionale di composizione musicale della città cli Friburgo. La pianta e le sue decorazioni ha una ricca tradizione di allegorie e misteri. È in contatto con la luna e il sole. C'è un disegno cli Alfrecl Kubin che ricorda un 'incisione lionese ciel 1600 dell'albero che produ– ce uomini. L'albero araldico ciel Bene e del Male dal quale escono stra– ne voci, come quelle cli Aloe. In questa composizione Emilio ha cercato cli commentare il lungo testo ciel Cantico dei Cantici, frammentandolo in episodi, in piccole scene, in semplici frasi. Ha estratto dal testo una si ngola parola che dà il titolo e il senso ciel suo lavoro: Aloe, la pianta ambigua , benefi ca e profumata, ma dal sapo re amaro. Nel Cantico dei Cantici la dualità è costante, una specie cli ermafroditismo nel quale non si distingue il Lui o il Lei. In questo ambiguo intreccio (espresso in partitura da due gruppi cli interpreti, gli ottoni e l'ensemble vocale) possiamo trovare alcuni madrigalismi aventi un chiaro valore simbolico. Le prime 3 no te del baritono solista, si bemolle-re bemolle-mi bemol– le, successivamente riprese dal coro, sono la trasposizione cli un semi– tono acuto delle note suggerite dalle vocali che compongono la paro– la '½.loe" (a-o-e / la-do-re) . Il procedimento si riferisce a Bach. li testo che ha costruito e musicato consiste in una domanda, formulata , dopo la breve introduzione quasi wagneriana degli ottoni, dal baritono soli– sta: Quae est ista quae progreditur quasi aurora consu rgens? .. .pul– chra ut luna electa ut sol. In questa frase si possono riconoscere alcune sue radici, collegamenti simbolici molto chiari : pulchra (tota pulchra es Maria),Aurora consur– gens (XIII sec.), Sole, Luna. L'affinità con il testo è accentuata inoltre dalle note scritte in partitura do e so/ laddove il testo stesso recita Ut– Sol. La domanda, esposta dal baritono, è ripresa gradualmente eia tutto l'ensemble vocale, sostenuto armonicamente da un accordo di settima cli dominante degli ottoni. Tale accorcio cli movimento, che cli norma richiederebbe una risol uzione, rimane anch'esso un sospeso punto interrogativo al quale non c'è risposta. Tutto si interrompe. Si agisce, come recita il testo, tra colonne cli fumo e nell'immobilità ciel deserto. Da qui le note lunghe della prima parte del brano. Nella parte centra– le ciel lavoro si entra nel conturbante e profumato giardino di Aloe, delle fanciulle floreali cli Parsifal. Si vorrebbe essere avvolti a lungo eia quel sensuale turbamento, ma esso è des tinato a scomparire ed è vano richiamarlo. Tutto svanisce nel nulla, nel vuoto bicordo di quarte con cui si conclude il lavoro. Vorrei evide nziare l'importanza simbolica dell'intervallo cli quarta nella sua opera (Modulazioni per pianoforte a 4 mani): esso è l'altra metà clell'accorclo cli purificazione. La domanda iniziale con cui si apre Aloe rimane, alla fine ciel brano, senza risposta: ... quesivi, vacavi... et non respondit mihi. 11
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