Demoni e fantasmi notturni della città di Perla

132 umida, il monotono gracidio delle rane che saliva dall'acqua, si into– navano al mio stato d 'animo. J\lli trovai davanti al cimitero. Attraverso il portone di }erro ballu.to vidi le pietre tombali. Allora mi colse un brivido; mi misi a correre per strade cbe non cono– sceuo, passando senza badarci in me=o alle pozzangbere. Febbricitante, ueniuo ,pinta sempre più avanti, per pia=e e per stra– de che non riusciuo a ricordare di aver mai percorso. Mi trovai dauanti al Pala=o. In quel momento ueniuano accesi i lam– pioni. Attrauersai il portone aperto, salii saloni grandiosi, continuai a sali– re sempre più in alto. Regnava un silenzio di morte, solo i miei passi echeggiauano. Mi tro– vai in un loca/e addobbato con pesanti stoffe grigio piombo. La penombra mi impediva di vedere n.euamente la stanza. Notai una cosa però: non c'erano altre uscite. J\lli ero abituato alla semioscurità e ora distinsi una .figura vestila di grigio, seduta su. un divano so,peso nell'aria. iv/i avuicinai di un passo. Vidi una testa eccezionalmente grande: riconobbi Patera. Il viso pallido era incorniciato da riccioli scuri, le palpebre erano chù~,e, soltanto la bocca palpitava e si muoveva senza posa come se egli uolesse parlare. La testa si solleuò un poco. Patera apri lentamente gli occbi. Fui sopraffallo da una tremenda stancbezza. Immobile, non riuscivo a staccarmi da quegli sguardi terribili. Non erano occhi, sembravano due discbi lucenti di metallo chiaro che splendevano come piccole lune. Erano riuolti su di me, senza espressione e senza vita. Ero affàscinato, incapace di qualsiasi movimento, pensavo soltanto: I] il Sovrano, è il Sovrano! Improvvisamente il suo volto diventò grigio come la parete, solo gli occhi spalancali e stralunati lampeggiavano, incatenandomi col loro in;piegabile fascino. Il suo pelta si sollevò, le vene del suo collo pallido si gonjtarono da scoppiare. Patera si eresse, le sue mani bmncolarono nel vuoto. Udii ancora un rantolo inarticolato e un tonfo sordo. Mi sentivo come parali=ato da un crampo. Partendo dalla lingua, si estendeva a tulio il co1po. Mi precipitai.fitori, prc!fondamenle convinto di essere impa=ito. Mi .fènnai sul ponte, dall'altra sponda risuonava un canto monotono e strascicato. La melodia mi prese stranamente al cuore, aveva una monotonia solenne; io ascoltavo in silenzio, una calma straordina– ria posava sull'acqua. Trakl Lieder, per soprano e pianoforte ,. .. ...,, ...... . r---, ..__ Alfrecl Kubin, La tesla di Patera © Alfrecl Kubin, by SIAE 2008 TRAKL LIEDER ~r soprano e planororte ---- =======

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