Demoni e fantasmi notturni della città di Perla
Alfrec\ Kubin, La morie prende il dise– gnatore © Alfrec\ Kubin, by SIAE 2008 Alfrecl Kubin, Damocle © Alfrecl Kubin, by SIAE 2008 Sempre ritorni tu, malinconia, o soave senso dell'anima solitaria. Su queste parole ini– zia il canto del soprano. Un canto monotono e strascicato, da ascoltare in silenzio senza alcuna immagine. Si trat– ta cli 6 Liecler che avevo composto nel 1998, un anno prima della stesura definitiva dei Demoni. Non hanno alcun riferimento a disegni cli Kubin e rientrano nell'opera tra la roba vecchia, ai preziosi tesori (anche la poesia cli 'frakl è destinata alla distruzione) che si raccolgono nella città cli Perla. Voce recitante: Stanco morto com 'ero, mi addormentai, e venni svegliato solo due giorni dopo, quando portarono su il mio ta1Jolo da disegno. FuijJreso dalla febbre del lavoro, e nei mesi che seguirono, sollo la ,pinta del dolore, produssi le mie cose migliori. Creare era il mio stordimento. I miei disegni, che non si distaccavano dal tono tetro e scialbo del Regno del Sogno, e,prime1Jano segretamente la mia sofferenza. Continuauo a 1Jariare l'unico melanconico tono dominante, la mise– ria della solitudine e la lotta con l'incomjJrensibile. Nacquero alcune piccole serie di lavori destinati soltanto a JJoc/Ji. In essi cerca1Jo di creare delle forme immediate, disjJoste secondo ritmi segreti, occulti; di cui, a1Je1Jo preso coscienza. Uno stileji-ammentario che e.1jJrimeua come un sensibile strumento meteorologico le minime oscillazioni dei miei stati d'animo. Definii questo procedimento "Psicografi'a". In que– sta nuova ,j'era crealiua lrouai il sollievo di cui a1Jeuo bisogno. Quando cominciai a tornare tra la genie, mi raccontarono di muta– menti di ogni genere. Nel Regno del Sogno tu/lo era sollosopra, anco– ra jJeggio di prima. Damocle, per ensemble Una grossa lan1a 1 non si sa cla chi tenuta in n1ano, anonima, esce eia un fessura davanti alla quale sta seduto un uomo, depresso, con la testa china, quasi ad aspettarsi il colpo definitivo. Ma quell'uomo siamo noi. La musica, rigidamente inquadrata nel tempo, è suclclivisa in due schemi il senso dell'attesa e dell'evento fatale. Il primo si sviluppa su sei note che, iniziando dal sol, scen– dono, per toni interi, verso il basso sino alla nota la (sol-fa-mi bemolle-do diesis-si-la). Ciascuna cli esse, dopo poche battute, è interrotta violentemente (la decapitazione) eia un accordo sostenuto dal pianoforte, violino, violoncello, contrabbasso (tutti sul ponti– cello) e dal tam tam strisciato con ferro. Il metronomo segna la croma rigidamente a 50. Raggiunta la nota più bassa, il la, (non è possibile procedere per toni interi oltre questa nota sarebbe una inutile ripetizione della scala stessa, tulio era so/losopra recita il testo), tutto precipita (metronomo a 100). Il pezzo si chiude con un deciso arpeggio velocissino su note acute del pianoforte, come una spietata lama tagliente. Voce recitante: Da sei mesi non ero jJiù comjJletamente cieco di.fi" OJite al gran miste– ro di Patera. L'intero Paese del Sogno era sollo il dominio di un incan– tesimo. Dietro a tutto c'era eff'elli1Jamente il 1\llaestro che si manifesta– va in modo misterioso. Benché mi sembrasse un 'idea mostruosa, cominciavo a intuire cbe era lui a far muovere i quasi 65. 000 abitan– ti del Regno del Sogno. Do1Je stcwano i conji'ni del suo potere mi era impossibile da stabilire. A1Jevo semjJre nuove jJrove cbe egli trasmet– tesse i suoi malefici imjJulsi anche ad ogni essere animale e vegetale. 13
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