Demoni e fantasmi notturni della città di Perla

138 .fianchi e cbe dilagò e inondò tulla la terra. Remigava nelle acque con le braccia immani, c1/Jèrrando mostri marini cbe si divincolavano. Ce/laua via tu/lo dopo auerlo stritolato. Scbizzò la sua orina bollente ji'no nelle più lontane capanne alpine, e gli abitanti ignari morirono scottati dal vapore. Scagliava in aria, a disLcmza di molle miglia, pugni di uomini, che ricadevano sulla terra, sibilando, come una pioggia di cadaueri. Lottava con se stesso in un parossismo demonia– co, gli enormi cordoni delle sue vene turgide gli si auvolgevano intor– no al collo in una re/e bluastra: cercava di strangolarsi, ma inuano. Poi il mostro si restrinse uelocemente, solo il suo sesso non rimpiccio– liua: alfa .fzne egli rimase attaccato come un parassita insignificante a un fallo di proporzioni enormi. Poi il parassita cadde come un porro disseccato, e il terribile membro, simile ad un mostruoso ser– pente, strisciò sulla terra, si contorse come un verme e scomparve rimpicciolendo in un cunicolo sotterraneo della Stato del Sogno. Da un grande buco nella terra so/Jìò allora .fi'no a me un vento gelido, cbejèce cadere i.fitggitivi l'uno addosso aff'altro. Quel buco pauroso a,pirò poi nuovamente l'aria cbe aueva eme.1:m, e assi, travi e uomi– ni scomparvero dentro di esso. Cominciò allora un ji-astuono cupo, un lento rimbombare di tuoni, come se si avvicinassero invisibili i cavalieri dell'Apocalisse, un boato che si gonfi'ò a dismisura, s'infi·anse contro le pareti dei monti in un eco raddoppiato e tnjJlicato, si attenuò per poi risalire a una intensi– tà mostruosa, si divise, rintronò giù da tutte le alte valli e sopra tutti i valichi, come se non vole,:1·e mai.finire, e durò, durò a lungo....fin– ché svanì lentamente. Un ji'eddo pungente mi entrò nelle ossa, abbas– sai lo sguardo, rabbrividendo. Il vasto banco di nubi, il cielo del Regno del Sogno, era spro/ondato.

RkJQdWJsaXNoZXIy MjQ4NzI=