Demoni e fantasmi notturni della città di Perla

Alfrecl Kubin, Ogni notte bo fallo un sogno, © Alfrecl Kubin, by SIAE 2008 Alfrecl Kubin, La grande camJxma © Alfrecl Kubin, by SIAE 2008 limite, strumentalmente, non è possibile anelare (e la lancia prosegue nello spazio infi– nito). Voce recitante : In direzione di Perla, il cielo cominciava ad arrossarsi; una luce cruda, sempre più intensa, squarciò il banco di nuvole, e in breve si estese a tulio l'orizzonte. Là tutto era immerso in un riverbero rosso, l'Archivio era inJzamme. lnin.terrollamen.te si susseguivano delle pic– cole esplosioni. li vento spa,7x1g!iava in alto, nell'aria, i brandelli di carta incendiati, che prendevano subito il volo sopra la città come uccelli di jitoco. fn quest'amalgama indato di tutti i colori della decomposizione arrancavano qua e là gli ultimi abitanti del Sogno. 1-\d un trailo il terreno si dilatò e si stirò come caucciù, e l'aria(u scos– sa da un scoppio assordante, come di migliaia di cannoni. Lentamente, la facciata del Palazzo s'inclinò, si piegò come un.a ban– diera al vento e seppellì la grande pia=a sotto di se. Da tutte le torri di Perla echeggiò, imponente, il suono delle camJJCtne, il canto del cigno della città morente. Ero commosso jìn.o alle lacrime, mi sem– brava di pctrtecljxtre al corteo .fimebre del Regno del Sogno. La grande campana, per pianoforte, contrabbasso e tam-tam fa tl - -~- .. i ~ir:·1- ____,,J. ----~-~===--:;:----- s/.t f..,"~----- È il canto del cigno della città morente. Nel caos della città cl Perla la grande campana non rintocca più a un tempo ritmico natu– rale. Ormai tutto è sconnesso e la fanciulla ciel disegno che dovrebbe far suonare la cam– pana, è travolta eia essa. Suona eia sola, con un tempo metronomico scoordinato (6/4-8/4- 7/4-6/4-7/4 ecc.). I suoi rintocchi, affidati alle ottave ciel pianoforte, al tremolo ciel con– trabbasso e al tam-mm, originano un riverbero innaturale, surreale. Voce recitante: Dal Pala=o uscì Patera, respirò pro/cmdamente e con tanto rumore cbe il suono salì .fi'no a me, diventando sempre più acuto. Coi piedi immensi travolse le strade, poi si cbinò sulla stazione, dove afferrò una locomotiva. Ci so.ffi'ò dentro come un. 'armonica, ma il suo co17Jo continuava a crescere a vista d'occhio e in breve il giocal/olojit trop– po piccolo per lui. Allora ,pezzò la gran torre e con essa lanciò con– tro il cielo dei tremendi squilli di tromba; il suo co1po nudo .faceva paura. 1 Poi si ingrandì al di là di ogni limite, e sradicò un vulcano al quale restò appeso un budello di granito atlorciglialo a chiocciola. Si portò alla bocca quello strumento gigantesco che rintronò in modo tale da/arne vibrare tulio l'universo. Stava lì dritto, la parte superio– re del co1JJ0 arrivava alle nubi e la sua carne sembrava(ormata di montagne. Calpestò le montagne, che schi=arono uia comefango, grandi.fhtmi si riversarono sulle sue orme. Gua=ava in un mare che gli arrivava ai 13

RkJQdWJsaXNoZXIy MjQ4NzI=