Demoni e fantasmi notturni della città di Perla

Nel 1978, l'annerimento totale dell'anima (putrefactio) portò Emilio ad una completa perdita dell 'attività creativa. La persistente "malinco– nia depressiva" lo portava sempre più verso una preoccupante disso– ciazione ciel linguaggio verbale. Era, come scrive Pessoa,psichicamen– te assediato. Aveva sempre terrore cli ricordare quel terribile periodo, quasi che, nel farlo, potesse ritornare come un malefico vortice e risuc– chiarlo dentro. Le fobìe lo assillavano e faceva fatica ad uscire cli casa. Quel mostro distruttivo lo perseguitava e gli segnalava la finestra ciel suo studio - soffitta con i suoi cinque piani cli vuoto esterno. Un'attrazione fatale lo spingeva a provare quel vuoto. Un miracoloso squillo ciel campanello della porta dello studio-soffitta lo distolse da quell'attimo terribile. Era un amico che per puro caso, in quel momen– to, andava a fargli visita. Lo trovò, stravolto, bagnato cli sudore. Dopo due nuovi, inutili ricoveri all 'ospedale, ancora dentro la crisi depressiva e sterilità mentale, ha composto un solo, brevissimo lavoro, su una poesia cli Ennio Emili: Autunno per coro femminile, pianoforte a 4 mani e tam-tam. Il testo recita: Autunno.. . chiaro... verde... 1nuro... triste.. autunno... pupille mori- bonde... pioggia... strada... jànali. .. nebbia... come una volta... ma io sono malato.. vecchio e solo... e traballando arranco sotto il muro.. e polipi notturni.. . sirene verdi.. . lucide lettighe.. . bianchi ospedali.. . ed io... la schiena contro il 1nuro... ansante.. respiro morte. Credo che non ci sia bisogno cli ulteriori parole. In questo brano gli stru– menti non intervengono mai. Vivono anch'essi nell 'afasia. Suonano alla fine della composizione, solo nell'ultima battuta, assieme, in un unico accorcio, sforzatissimo e lasciato vibrare a lungo, sino acl estinzione, dopo che il coro pronuncia la parola "morte" (vedi pagine 54-55). Ennio Ernili, 1956 53

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