Demoni e fantasmi notturni della città di Perla

84 Emilio ha sempre considerato una delle sue opere migliori, ebbe una certa fortuna. Fu eseguito a Budapest, Lubiana, Bluclenz, Cluj, Madrid, al festival austriaco fondato eia Claudio Abbado "Wien Modem" e, a Parigi, dal celebre Ensemble InterContemporain al Museo d' Arte Moderna della capitale francese. La stanza di Gretcben è un Liecl su testo tratto eia una scena ciel Faust cli Goethe: Stanza cli Margherita - Margherita all'arcolaio, sola. Come il noto Liecl cli Schubert Gretcben a1n Spinnrade, anch'esso su testo cli Goethe, il lavoro si basa su un accompagnamento, quasi un "conti– nuum" che, dall'inizio alla fine, rimane quasi costante. La musica espri– me così l' ansia cli Margherita e la "circolarità roteatoria" dell'arcolaio, come moto d'inquietudine. La mia pace è perduta sono le prime parole del Liecl. Emilio ingloberà, nella sua opera Demoni e fantasmi notturni della città di Perla, questo brano, tra la "roba vecchia" e i gio– ielli preziosi che il demiurgo Patera raccoglie nella sua città immagina– ria ciel Regno ciel Sogno, destinato all'autodistruzione, nella quale, come scrive Alfrecl Kubin, non c'è cbe roba vecchia, si vive come i nostri nonni prima del '48, infi.scbiandosene del progresso . Il soggetto dell'undicesima chiave cli Basilio Valentino illustra la molti– plicazione della pietra. Ciò è simboleggiato dai leoncini che si moltipli– cano, a fianco cli uno dei due leoni, quello cli destra. In un'incisione dello Splendor solis si osserva il ludus pueroru1n: raggiunta la fase della coagulazione tutto diventa un gioco cli bambini (simbolismo della fertilità nella moltiplicazione) . È la fase giallo-rossa della rubedo. L'aurora lentamente rischiara la notte. Si sta proseguendo verso il Sole. Verso le operazioni conclusive dell' Opus: 1aproiectio, la moltzplicatio. t---:_: :;;;:__:__:._' I I i..-,,1.11< .. 1'~.L I 'f '" .L 11-~,t-,, I =-r ~---,- ,1- (Modulazioni per pianofote a 4 mani, Edizioni Curci, Milano) Salomon 'Jhsmosin, Splendor solis, l.onclon sec. XVI

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