Demoni e fantasmi notturni della città di Perla
10 Nel 1963, grazie all 'interessamento cli una buona persona, alla quale sua madre, rimasta vedova da parecchi anni prima e con sette figli da sfamare, si era rivolta, supplicando cli trovare un lavoro al figlio, fu assunto da una ditta come factotum. Emilio però, allora, sapeva fare solo una cosa e anche questa molto discretamente: suonare il piano– forte. Un giorno, cercando cli aprire un pacco (ancora oggi è maldestro verso i cosiddetti lavori pratici) con una lamina di ferro ebbe un terri– bile incidente al dito anulare della mano destra. Se fosse stato cli pochi millimetri più in giù, verso il polpastrello, avrebbe dovuto chiudere per sempre il pianoforte. Si licenziò dalla ditta. Per più cli sei mesi non riu– sciva neppure a poggiare il dito, per il dolore, sulla tastiera del piano– forte , tuttavia riuscì a diplomarsi , come privatista , presso il Conservatorio di una città vicina. Il programma d 'esame fu impegnati– vo. Presentò la Partita in si bemolle maggiore cli Bach, la Sonata in si bemolle minore cli Chopin, la Rapsodia in mi bemolle maggiore cli Brahms e la Suite op.14 cli Bart6k. Nello stesso anno ottenne il diplo– ma d'onore all 'Accademia cli Musica cli Genova e venne assunto, dopo un'audizione, come maestro sostituto, alle dipendenze del Teatro Comunale della città cli Perla. In questo teatro approfondì non solo il repertorio lirico ma anche quello sinfonico. Ebbe modo cli seguire le prove cli concertazione cli grandi solisti e direttori d'orchestra: Magaloff, Ciani, Brenclel, Arrau , Cziffra, Gilels, Weissenberg, Muti, Matacic, Inbal, Swarowski, Masur, Giulini. La prima opera che eseguì al pianoforte fu il Falsta:ff cli Giuseppe Verdi. Rimase colpito dal fas ci no che emanava il teatro lirico visto eia "dietro le quinte". Poi tutto si trasformò in una routine e, nel 1973, ritenuta conclusa la sua esperienza teatrale, rassegnò le dimissioni volontarie. Non sopportava più di seguire, con lo spartito in mano, tra le quinte ciel palcoscenico, l'ennesimo Rigoletto , La Traviata o La Bohème. Si entusiasmò solo per poche opere: La carriera di un libertino cli Stravinskij, La sposa sorteggiata cli Busoni, il Don Giovanni cli Mozart, la Salame di Strauss, il Tristano e Isotta cli Wagner. I numerosi anni trascorsi in teatro , quotidianamente a contatto con cantanti , coro, direttori d'orchestra, respirando "la polvere del palco– scenico", sono stati per Emilio davvero importanti per il suo sviluppo musical e . 1lltto ciò che conosce sulla strumentazione l'ha appreso , come lui stesso mi riferì, non dai trattati accademici, ma direttamente nel sentire suonare l'orchestra, fissando nella sua mente ogni colore, ogni impasto orchestrale. L'adolescenza è stata per Emilio il periodo in cui si è accorto che, oltre allo spirito, si ha pure un corpo. Questa constatazione cli dualità spiri– to - corpo ha evidenziato maggiormente il senso del "peccato", già inculcato in lui precedentemente, nel collegio cattolico. Lo spirito poteva elevarsi, non cl all 'equilibrio dei due elementi, ma solo tramite la mortificazione cli uno cli ess i, il corpo. La vita eterna, la rige– nerazione, si ottiene solo con la putrefactio del corpo. Così era stato istruito. Molto più tardi comprese che il corpo stesso, come un alchimista, ingerendo e trasformando il cibo, trae vantaggio dalle sue sostanze f. PVTREFACTJO [V. Donum Dei, Pu.trefactio, sec. XVJJ
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