Demoni e fantasmi notturni della città di Perla

ro stravinskijano ebbe il primo contatto con le sonorità della cosiddet– ta musica dodecafonica, del tutto sconosciuta, per lui, prima di allora. Abbandonato il collegio cercò, gradualmente, cli approfondire la sua conoscenza sulla musica cli Stravinskij, ma più questa cresceva più la trovava estranea al suo mondo poetico. Il periodo russo e quello neo– classico stravinskijano gli apparivano da una parte come una barbara forza della natura, dall'altra troppo laico per la sua sensibilità. Ambedue privi d'introspezione. L'ultimo periodo, dodecafonico, lo sentiva troppo razionale e astratto. Ma studiando Stravinskij aveva sco– perto l'esistenza del suo contrario, cli Arnold Schonberg, non tanto quello dodecafonico ma quello espressionista, e la scuola cli Vienna. Opere come Pierrot !unaire, Erwartung, Die G!iickliche J-Jand cli Schonberg, la Sonata op.l, il Wozzeck, lalulu, il Concerto per violino e orchestra cli Berg, la Passacaglia op. l cli Webern, sono state determi– nanti per la sua formazione futura. I suoi Dialoghi per 5 fiati (1968) è l'unica sua opera che risente, eia lontano, l'influenza di Stravinskij. Ma rimane un episodio isolato. Nel 1968, Emilio ebbe il suo primo riconoscimento compositivo al "Premio Taormina", un concorso di composizione indetto dal Centro Internazionale cli Studi Musicali cli Roma e che si svolgeva nell'ambito dell'importante "Estate Musicale cli Taormina". La sua ingenuità e il suo entusiasmo cli allora non gli fecero capire che quel concorso era pro– babilmente un'invenzione degli organizzatori per trascorrere, con qualche sovvenzione ministeriale, alcuni giorni cli vacanza in un lussuo– so albergo cli Taormina. La giuria ammise alla finale due partiture, Da un divertimento cli Salvatore Sciarrino e Dialoghi per cinque fiati cli Emilio. Ricevette il telegramma cli convocazione per l'esecuzione e la premiazione. Confermò la data e l'ora d'arrivo. Prese l'aereo per Catania e giunto nella città siciliana si fece portare eia un taxi abusivo a Taormina. Lo pseudo tassista lo fece scendere davanti al primo cartel– lo stradale su cui stava scritto "Taormina", cioè sulla spiaggia. Emilio non sapeva neppure che questa cittadina stesse invece in salita, in cima al colle. Dopo vari chilometri a piedi, con giacca, cravatta e valigia, a 35 gradi all'ombra, riuscì a trovare l' Hotel Jolly, sede della segreteria del concorso. Un non ben identificato segretario, che gli si presentò in costume da bagno, accappatoio e abbronzatissimo, gli comunicò che nessuno sapeva nulla della sua venuta. Risolta l'imbarazzante situazio– ne sistemarono Emilio in uno squallido albergo cli quarta categoria, senza aria condizionata e con un calcio infernale. Si recò al Teatro Greco ad assistere alle prove per il concerto serale. Lì ebbe modo cli conoscere il giovanissimo Salvatore Sciarrino e per la prima volta di vedere la partitura finalista del maestro siciliano: un lavoro impressio– nante e originalissimo, una scrittura compositiva che per quei tempi è stata davvero unica. Emilio ricorda che nel concerto serale il pubblico è stato totalmente assente e gli unici spettatori erano i compositori e i componenti della giuria. Nei primi anni sessanta ebbe modo di conoscere, dal vivo, la cosiddet– ta musica nuova, tramite la frequentazione di alcuni concerti organiz– zati eia Arte Viva. Era questa un'associazione che promuoveva l'arte

RkJQdWJsaXNoZXIy MjQ4NzI=