Demoni e fantasmi notturni della città di Perla

Il 1977 è l'anno in cui terminò la composizione cli Favola, pantomima romantica tratta da Der Schneeniann cli Erik Wolfgang Korngolcl, che, come ho già eletto a proposito dei suoi Sei pezzi per orchestra, era nella sua mente dal 1971 . Come intitola Peter Weiss due dei suoi lavo– ri autobiografici, l'opera è per Emilio il suo Congedo dai genitori e Punto di.fiiga. Dedicò questo lavoro ai suoi 3 figli, un omaggio a ciò che non è conta– minato. Nasce dalle macerie cli un linguaggio e cli materiali musicali, come se si sfogliasse vanamente all'indietro un libro, un giornale già letto. Aveva bisogno cli una azione scenica "senza parole", muta. Frugando tra gli spartiti, nella biblioteca ciel Conservatorio, gli capitò tra le mani Der Schneemann cli Erik Wolfgang Korngolcl, un composi– tore viennese alquanto reazionario, nemico cli Alban Berg, che da gio– vanissimo aveva scritto un'opera simbolico-visionaria ambientata a Bruges, Die Tote Stadt, che fu accolta eia un grande successo. Già dal disegno riprodotto sulla copertina colorata dello spartito cli Der Schneemann, si notava un profumo cli decadenza, cli vecchio, cli tardo Ottocento impolverito. Una sorta cli Racconto di Natale cli Dickens . Nella didascalia stava segnata quasi tutta l'azione scenica che da tempo cercava. Si recò a Vienna e ottenne i diritti cli rappresentazione dall' Universal Eclition. Questo lavoro era per Emilio come lo stendersi sul lettino cli uno psi– canalista e confrontarsi con l' Ombra. L'individuazione era possibile solo attraverso un viaggio a ritroso nel tempo. La scrisse freneticamen– te e in una specie di torpore, di intuizione estatica che si prova nella fase ciel pre-sonno, nella soffitta-studio dove in quel periodo lavorava. Favola lo accompagnò in tutto il decorso della malattia depressiva. La nevrosi d 'ansia divide in due parti la personalità. La realtà ciel mondo è osservata e vissuta in modo negativo, dall'altra parte non si è coscienti e neppure si intravede una via d'uscita da questa negatività. Il suo istin– to, probabilmente gli suggerì un possibile punto cli fuga espresso nel frontespizio della partitura: Pierrot; ovvero il compositore, con il volto color della cera, se ne sta meditabondo e triste e pensa: come truc– carsi oggi? La risposta a questa domanda si ricollega all'invito dell'epigrafe cli Maschere, ciel 1970: Togliamoci la maschera e scopriamo il nostro vero volto. Rifiutare la visione oscura della realtà anelando indietro nel tempo, trovando rifugio nel passato, come dice la citazione cli Albert Giraucl segnata in partitura, nell'"antico pro.fumo del tempo delle.favo– le". Era d'obbligo perciò, come Mr.Hycle, anelare sino in fondo , da qui la sua identificazione con un compositore dell' Ottocento (Cajkovskij). Tutto allora nell'opera diventa simbolo a cominciare dai 3 protagonisti: Pierrot, suonatore di viola, non possiede nulla oltre la propria arte, egli cerca Colombina, vergine priva cli "macchia originale", tenuta prigio– niera, in casa, dal suo tutore, Pantalone, lo spettro della ragione. Colombina è il cigno, da qui anche il riferimento a Cajkovskij, simbolo ciel bianco (albedo) e dell 'energia creatrice. Il raggio irradiante della Luna, che riflette il Sole con cui Pierrot si dipinge il volto. La notte nel cui tempo discende lo spirito e si condensa in rugiada. Tranne la prima scena che rappresenta la piazza cli un paese immaginario (è la piazza della città cli Perla!) tutta l'atmosfera cli Favola è notturna. Emilio rife- 47

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