Demoni e fantasmi notturni della città di Perla
50 La rigenerazione, in Emilio, avviene dunque dopo aver spento il fanale sulla scena, uccidendo così la propria soggettività. Come in Autodafé cli Canetti, aveva bisogno di bruciare la propria biblioteca. La malattia psicosomatica si pone dunque al centro della produzione musicale di Emilio. Fu ricoverato per un mese in una clinica neurologica, ma nessuna cli– nica e nessuna medicina può curare tale malattia. Essa è stata come il buio e la luce, uccide e fa rinascere. Ma la rinascita non è mai comple– ta, totale. Il morbo rimane nel profondo dell'essere e l'istinto di con– servazione lo pone agli estremi margini della psiche. Si credette cli risolvere il problema con duecento punture cli Valium, con quaranta sigarette e tre pastiglie di Tavor al giorno. Quell'esperienza convinse Emilio che la musica, espressione cli una "soggettività" malata, fosse essa stessa malata, quindi "pesante" come il mondo. Al contrario la "leggerezza" è sana. Applicò istintualmente allora quel mezzo psicana– litico che è la rimozione. Si doveva estirpare la parte malata. Per crea– re si doveva distruggere (putrefare). Favola è dunque un documento di lavaggio, di autofagia. Ciò avviene attraverso la forma della pantomi– ma in cui non si recitano parole ma tutto avviene attraverso il gesto, muto. Credo che quest'opera sia stata il primo caso di "neo-romanticismo" dichiarato, la partitura è segnata infatti come "pantomima romantica", in Italia. Com'è ben noto, il neo-romanticismo fu "ufficializzato" pro– prio nel medesimo anno, nella Biennale cli Venezia ciel 1982. In questo festival si consacrò e si legittimò l'inizio di una linea estetica che carat– terizzò per molti anni la vita musicale contemporanea italiana. I com– positori di questa disastrosa tendenza furono definiti i "neoromantici". Tutti protetti dal grande potere politico di allora, eia interessi commer– ciali cli case editrici legate a quel grande potere, da direttori artistici nominati da quel grande potere, eia critici musicali legati a quel grande potere. Poi venne tangentopoli, i grandi poteri si disintegrarono por– tandosi dietro anche i neo-romantici con la cravatta. Il 1982 fu dunque l'anno cli nascita ufficiale cli tale corrente estetica in Italia. Emilio, 3 anni prima, nel 1977, quando compose Favola, non intese creare alcu– na linea estetica neo-romantica, ma con un unico atto, documentò il decesso cli tale linea. Ma era solo una "questione privata" cli un compo– sitore locale. In questo periodo, e per alcuni anni successivi, Emilio era anche impe– gnato nella composizione di musiche cli scena per il Teatro cli Prosa della città cli Perla. Questa esperienza non gli ha insegnato nulla, sul piano musicale; e stata invece molto importante per il suo arricchi– mento culturale. Riconosceva sempre che il livello culturale degli atto– ri era infinitamente più alto cli tanti musicisti. Firmò una ventina cli spettacoli con più cli mille repliche. Diceva Emilio che il fattore econo– mico non anelava sottovalutato; guadagnava assai cli più con una musi– chetta scritta all'ultimo momento in treno che non con un pezzo sin– fonico per grande orchestra. lniziò questa attività con entusiasmo, poi tutto si spense in una monotona routine. Nel 1994 il teatro, per cele– brare i quarant'anni della sua fondazione, chiese a Emilio un interven-
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