Demoni e fantasmi notturni della città di Perla

58 le sue due ossessioni: la luce e il suo stesso poema (De rerum natu– ra). L'aspetto duale del Lucrezio ermafrodita, che nell'opera canta con voce cli soprano, si manifesta con l'apparizione cli Venere, che avviene in un'atmosfera torbida e visionaria e sull e parole della voce cli Kleist: IL velo della notte ecco si stende sul sacro mistero dell'ainore. Lucrezio, con questa visione, si interroga: Chi sei? Umano o divino? Si rivolge a lei: O Venere, divina Afrodite, salva il misero Lucrezio. Ma Venere, come gioia del mondo era solo un'apparizione, un 'illusione. Resosi conto cli essere stato ammaliato eia una Circe la maledice sca– gliandosi poi contro il mostro crudele, il suo stesso poema. Ha una crisi epilettica durante la quale, come scrive la didascalia: bal– betta, si batte il petto, rotola a terra, erutta, terrorizzato sempre più, ma anche debole, esausto, vile, folle. Avviene il fenomeno dello sdop– piamento. La sua voce, sulle deliranti parole io canto, viene riportata in eco per 2 volte (van Gogh-Kleist). La follia è ormai al suo culmine . Vede la Luce, nel suo aspetto più folgorante, e urla: Questa luce tre– menda, mi acceca, quel sole, quella luce, spegnete quella luce, quel fuoco, quella luce tagliente, crudele, spegnete la luna, le stelle. La nigredo è ora espressa nel suo simbolo più potente: il sole nero (sol niger) in eclisse che elimina ogni luce. Gli appare nuovamente il suo poema nell 'aspetto più terrificante, laddove viene descritto il terrore, il sudore freddo, i brividi della peste cli Atene. Il mondo ormai è un luogo cli putrefazione in cui si sente il fetido odor sepulchrorum. Alla fine Lucrezio beve per l'ultima volta il contenuto dell'ampolla. Il rifarsi a rituali orfici in questo punto ciel lavoro è evidente. L'anima, nel– l'oscurità clell'Acle, ha sete e prima cli morire beve alla sorgente cli Mnemosine. Il viandante si disseta all a fontana dell 'immortalità. La ter– riaca si trasforma gradualmente in una grande cascata d'acqua che tra– volge l' Universo. Nella tranquillità del mare, che ha sommerso ogni cosa, si sente il battito cardiaco cli Lucrezio morente. Poi tutto, improv– visamente, s' interrompe. "Morte sign ifica essere iniziati", scriveva Platone. Le Variationen ùher Lasciate1ni morire van Claudio Monteverdi per coro misto e strumenti sono la testimonianza più concreta del suo dif– ficile vivere nell'anno 1979. Il testo usato in tutto il brano musicale con– siste in due sole parole: lasciatemi morire. È l'estrema rassegnazione. Un gesto cli tirare su le coperte e dormire, dormire. Il tema della morte è incombente su tutto il brano, che si conclude con un vuoto bicordo cli quinta (che è il rivolto clell'intervallo di quarta - cli purificazione). La domanda della voce recitante (un soprano dal coro) rimane senza risposta: ... e che volete Voi? ... Che mi conforte...in così dura sorte? Per questo lavoro, come per il precedente Autunno, credo non ci sia bisogno cli ulteriore commento. Quando il cigno si leva in volo, allora la vita ha sconfitto la morte e il Re è resuscitato. (Dictionnaire Mytho-Hermétique, 1758)

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