Demoni e fantasmi notturni della città di Perla

8 che trovarono rifugio a Perla. La città, dopo il secondo dopoguerra, si è ritrovata con due nuovi volti eia ricostruire: economico e culturale. Uno dei più noti critici musicali di Perla pubblicò, nel 1965, a tutta pagi– na, sul giornale locale, un articolo dal titolo Perla musicalissima. Egli concluse il suo scritto affermando che Perla dovrà "rimeritarsi" que– st'ambito appellativo, ma contemplando la realtà cittadina, non s'illu– deva cli soverchie speranze. Come nel Regno del Sogno, descritto eia Alfrecl Kubin già nel 1908, la gente portava i vestiti dei genitori e dei nonni. Si anelava avanti, nella musica, nel segno ciel municipalismo, del particolarismo locale. Perla era stata, durante l'impero asburgico e poco dopo il suo crollo, un crogiolo cli culture e musicalissima. Emilio, in un'intervista ciel 1983, pubblicata sulla pagina culturale del giornale locale, dichiarò che Perla "non è musicalissima!". Apriti cielo. Si è tirato addosso le ire cli tutti i benpensanti settantenni della città. A Perla, come scrisse Musi!, è rimasto radicato uno dei difetti della pur perfetta burocrazia asburgica: spirito creativo e d'iniziativa, nelle per– sone non autorizzate eia alti natali, erano considerati come una presun– zione e impertinenza. Come nei teatri di corte ottocenteschi, tutto era destinato a quei rampolli aristocratici che manifestavano una certa sen– sibilità artistica e un po' di cultura, derivata dallo stato cli privilegio cli cui è imbevuta. Il primo contatto cli Emilio con la musica avvenne a 5-6 anni, quando sua sorella maggiore gli fece ascoltare, eia un vecchio elisco a 78 giri, la nota melodia pucciniana Un bel dì vedrem.o e ricorda la sua emozione sul "fortissimo" delle parole jJer non 1norir. Il padre, funzionario comunale, era un grande appassionato della musi– ca. Cantava eia "basso" in alcuni cori amatoriali, suonava eia dilettante il clarinetto e aveva anche velleità direttoriali. La madre (Emilia Musul) era giunta nella città cli Perla subito dopo il primo dopoguerra, prove– niente da un piccolo paese croato e fu per molti anni al servizio cli una ricca famiglia ebraica. Nel 1958, Emilio ha scritto le sue prime "composizioni" musicali. Sono le prime tracce, l'incipit inconscio ciel suo viaggio iniziatico. Esse non vanno considerate dal punto cli vista musicale (privo cli qual– siasi valore, mancando al Soggetto la conoscenza degli arnesi) ma eia quello psicologico (dimensione immaginale), espresso dalla scelta dei testi letterari usati, che riflettevano il suo carattere e la sua cultura cat– tolica cli allora. Due piccoli, dilettanteschi brani, cli grande ingenuità ed inesperienza, di poche battute, per contralto e pianoforte. I testi consistevano nelle parole che Cristo, secondo il Vangelo di Marco, dettò ai suoi discepoli nell'orto del Getsèmani, poco prima della sua Passione: Tristis es aninia mea usque ad mortem nel primo e In monte Olivaeti oravit ad Patrem, nel secondo. Questi testi erano stati musicati anche da Giovanni Battista Martini, compositore e teorico bolognese del XVIII sec., nei suoi Mottetti per la

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