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Arnold Schönberg (1874-1951)
Una delle più importanti personalità tra i musicisti del Primo Novecento, il compositore austriaco
Arnold Schönberg studiò principalmente da autodidatta; gli inizi d’impronta postromantica
(
Verklärte Nacht, 1899, Gurrelieder, 1901) sono già spinti verso quell’espressionismo che
s’imporrà nelle opere successive (Kammersymphonie op.9, 1906, Tre pezzi per pianoforte
op.11, 1908/1909, Pierrot lunaire op.21, 1912), fondamentali nella storia della musica per la
“
dissoluzione” della tonalità e il nuovo rapporto con la parola, rivelato nel Pierrot, “nell’ebbrezza
della sonorità iniziale delle prime parole”, come disse egli stesso. La collaborazione con Vasilij
Kandinskij lo porta a concepire un teatro dove suono, parola e colore si muovono sullo stesso
piano (Die glückliche Hand, 1909). Ma viene a porsi l’esigenza di una riorganizzazione della
costruzione musicale, che sfocia nella dodecafonia, “metodo per comporre mediante 12 suoni
che non stanno in relazione che fra loro”, realizzata nella Suite op.25 per pianoforte (1925).
Sono gli anni in cui, con gli allievi Alban Berg ed Anton Webern, prende forma quella “Seconda
scuola di Vienna” che alcuni importanti compositori del Secondo Novecento considereranno
quale punto di partenza per gli sviluppi futuri dell’arte musicale; sono gli anni in cui, a Berlino,
Wilhelm Furtwängler dirige l’opera dodecafonica schönberghiana più complessa, le Variazioni
per orchestra op.31 (1926/1928). Dopo l’avvento di Hitler al potere fu costretto ad emigrare negli
Stati Uniti (1933), dove rimase fino alla morte; qui continuò a lavorare al gigantesco Moses und
Aron, opera-sintesi della sua arte, che riuscì a completare nel testo ma non nella musica. Tra le
ultime opere, citiamo A Survivor from Warshaw per recitante e orchestra (1947), ove il pensiero
musicale schönberghiano sembra indicare percorsi meno ermetici.
Ex Novo Ensemble